L’Italia nel Caos, questo è il titolo che mi viene in mente in questo momento, stamattina 16 dicembre 2009.
Siamo a due gio
rni dall’ “attentato”(!!!) a Berlusconi e sempre di più temo per la nostra libertà. In effetti il piano “fascista” sta arrivando all’attuazione dei punti dove è prevista la restrizione delle libertà fondamentali di ogni cittadino.
Il gesto condannabile di un folle, che vedrete, e chissà mai perchè, non verrà condannato, ha ridato 5 punti di preferenza a Berlusconi, che era avviato all’inesorabile declino, i media di sua proprietà (diretta o longa manu) stanno cavalcando a pieno regime l’aggressione sia con l’immagine del “volto insanguinato”, approfittando qua e la per affondare qualche manganellata per riallineare le fila oramai sfaldate, di una maggioranza, che nei suoi esponenti “pensanti”, hanno oramai il terrore di avvicinarsi al baratro della dittatura.
Cosi il Giornale (proprietà berlusconi) titola: Finanziaria, Fini da uno schiaffone al Cav FERITO.
Fini aveva solo detto che il ricorso alla fiducia per la finanziaria era un atto deprecabile, in quanto ESAUTORA, il vero organo elettivo italiano: il parlamento. E’ il “FERITO” finale che indigna. La strumentalizzazione vergognosa per milioni di casalinghe ed ignoranti cerebrolesi, del fatto accaduto a Milano, che credono ciecamente in quella falsa informazione di regime.
Il diritto di avere un opinione, il diritto di critica, il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, non hanno nulla a che fare con quella statuetta.
Ma loro lo sanno benissimo, i Maroni, Castelli, Gelmini, sanno perfettamente cosa sta succedendo. Si vogliono blindare. Vogliono tenere l’Italia in ostaggio per altri 30 anni, hanno ripreso forza, vigore, il no-B Day li aveva fortemente messi in discussione, e l’Italia sembrava di nuovo che avesse un opposizione, almeno in piazza.
Poi il “Miracolo”, qualcosa che ha messo d’accordo tutti gli italiani, il solito “ccuccù tettè, guarda llà, tiè”, una statuetta sulle gengive, un volto insanguinato mostrato come la madonna in processione, per fare in modo che venisse immortalato da tv e giornali di tutto il mondo, e silvio ce lo ha rimesso nel c..lo a tutti, guadagnando addirittura 5 punti nei sondaggi di preferenza.
Non sapremo mai più delle stragi del 92 e 93, di Capaci e Via D’Amelio, non sapremo mai più dei suoi legami con la mafia, perchè oramai, se parli di questo sei una persona insensibile, per ora, e forse tra qualche giorno potresti anche diventare un criminale, per il solo fatto che muovi critiche e fai domande.
Fare domande non è più di moda. E’ di moda la solidarietà incondizionata al Presidente del consiglio, quella senza se e senza ma, cioè senza domande, perchè fare domande e criticare istiga l’odio.
Oramai come ogni despota non accetta alcun tipo di critica, che è l’elemento fondante di qualsiasi democrazia. Non accetta la magistratura, (ieri ho visto Castelli (yesman) ghignare sul caso Spatuzza, che oramai si vorrebbe far passare per analogia alla “bufala della commissione Mitrokin”), non accetta il Presidente della Repubblica, non accetta la Corte Costituzionale, non accetta i presidenti delle Camere.
E quando qualcuno richiama il paese alla normalità, ritrovi sempre un giornalista (a libro paga di B) che ricorda che è “FERITO”.
Berlusconi fu ferito…..
Tutto questo fa vomitare. Ci vorrebbe un NO-B2 day. Organizziamolo, adesso, subito, dobbiamo assolutamente fa capire che nonostante la solidarietà all’uomo, non retrocediamo di un millimetro sulla difesa dei diritti fondamentali e Costituzionali .
Vogliamo risposte, e non le vogliamo dai giornalisti di regime.
Le vogliamo dalla Magistratura che deve indagare e decidere in piena autonomia e serenità e chiarire i fatti, perchè i fatti non sono opinioni.
La “casta” ha già archiviato, mentre invece c’è una maggioranza di Italiani silenziosa che attende da quasi 20 anni che venga fatta chiarezza sulle morti di falcone e borsellino, che prima di morire rilasciarono interviste eloquenti, che gia da sole potrebbero costituire prove.
Vorrebbero reprimere, come si fa in Cina, la verità, attraverso un “filtro” per internet (non so come, ma staremo a vedere), in modo che possano andare ” a reti unificate” Rai Mediaset e giornali vari di proprietà del regime.
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Parla della scelta Rai anche il consigliere di viale Mazzini Nino Rizzo Nervo, in quota al Pd: “La decisione di negare al Tg3 la diretta sulla manifestazione, la prima in Italia organizzata dalla Rete, è molto grave e lede i poteri e l'autonomia del direttore di testata. Spero che la direzione generale torni sui suoi passi. Affermare poi che la diretta sarà gestita da Rainews24, è una grande ipocrisia perché Rainews oggi è vista in chiaro solo dal 30% della popolazione italiana”.
via Repubblica.it.
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Silvio ha dichiarato che in caso di condanna nei processi a suo carico, non si dimetterà dalla carica di Presidente del consiglio.
Nessun dubbio ci aveva sfiorato, dato che conosciamo la faccia (da 30 piani di morbidezza) del soggetto in questione, ma questa affermazione è una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti degli equilibri dello Stato Italiano, se mai ce ne fossero, e delle Istituzioni.
Berlusconi nega l’innegabile da anni: c’è un avvocato Inglese, David Mills, che confessa di aver preso soldi da Mister “B” al suo commercialista, vengono verificati i passaggi bancari, viene condannato a 4 anni per corruzione in atti giudiziari (ha viziato già un altro processo a Berlusconi), in appello è stata confermata la condanna. Silvio, ospite da Bruno Vespa dichiara la sua fiducia in una magistratura seria che pronunciano sentenze serie.
L’unica sentenza seria possibile per Silvio è la sua assoluzione. D’altronde è troppo abituato a corrompere i giudici (vedi lodo mondadori dove Previti è stato condannato a 11 anni per aver corrotto un giudice d’appello (provato e documentato), per annullare una decisione arbitrale che assegnava a De Benedetti la maggioranza della Mondadori, consegnando nelle mani di Silvio il colosso editoriale italiano).
Gli Italiani per “demenza catodica” non riescono a fare 2+2, e c’è ancora qualcuno che crede nella sua innocenza. Tra questi non c’è sicuramente Bruno Vespa, che non può non sapere, ma per comodità, preferisce fare il suo giornalismo, detto anche a “pelle d’orso”, e così timidamente abbozza un “l’avvocato Mills è stato condannato anche in appello”.
«È una sentenza – risponde il presidente del Consiglio – che certo sarà annullata dalla Corte di Cassazione».
Così l’annullamento di due gradi di processo su fatti intangibili e ampiamente provati, secondo Silvio darebbe lustro al massimo organo della magistratura Italiana.
E’ molto probabile che i due gradi di giudizio possano essere sovvertiti in Cassazione, ma i giudici di tale organo sappiano che la storia li osserva, e grazie ad internet è finito il gioco dello “zitto zitto”, i loro nomi saranno stampati a caratteri cubitali in pagine indelebili ed eterne. La Magistratura non avrà alcuna credibilità e ragione di esistere. E’ un prezzo troppo alto persino per i membri non togati della consulta.
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Rai: Zavoli, valutare criteri scelta Su caso Ballaro’- Porta a Porta, nomine e vicende Report, Annozero
(ANSA) – ROMA,16 SET – La Vigilanza acquisisca gli elementi per una ’serena e completa valutazione dei criteri’ adottati dalla Rai sui casi al centro delle cronache. E’ il ‘dovere’ sottolineato oggi da Sergio Zavoli, presidente della commissione, nel corso dell’ufficio di presidenza che ha deciso l’audizione del direttore generale Mauro Masi per mercoledi’ 23 settembre. L’ufficio di presidenza ha poi confermato l’audizionedei direttori di testata e dei conduttori di rubriche d’informazione.
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Pur con Rai Tre sgomberata dalla concorrenza di Ballarò fatto slittare dalla data di esordio e di Matrix rinviato per “cause tecniche” da Canale 5, Berlusconi non ha bucato nè video né share degli ascolti.
Venendo battuto da una delle sue reti, Canale 5, con la fictiond i Garko.
Infatti la fiction ”L’onore e il rispetto”, su Canale5 batte ‘Porta a Porta’: la trasmissione di Mediaset infatti ha avuto il 22. 61% di share con 5.750.000 di spettatori contro il 13.47% e 3.219.000 spettatori della puntata di Vespa su Raiuno con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. La fiction è andata in onda dalle 21.16 alle 23.20, mentre ‘Porta a porta’ dalle 21.12 alle 23.45.
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Il regime questa gente lo sa fare, e lo fa da così tanto tempo che la gente non si accorge piu di nulla.
Questo regime usa la tv e si basa sulle tv, fatta da giornalisti compiacenti che quando cambieranno le cose, saranno il vero metro che ci faranno capire che sono cambiate.
La cerimonia della presa per il culo non va disturbata, così quando berlusconi consegnerà il primo appartamento televisivo (come la monnezza di napoli), non ci dovrà essere nessun commento contrario, così si fa slittare di una settimana ballarò.
Voglio un mondo senza Vespa e senza Fede.
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La Rai rifiuta di mandare in onda il trailer di Videocracy perché “è un film che critica il governo”. Nella lettera con cui la tv di Stato (in perfetto accordo, ci mancherebbe altro, con Mediaset) si prostra ai voleri del suo vero padrone Berlusconi (il film racconta l’ascesa della Silviotelevisione tra veline, letteronze e tronisti) si dice (traduciamo) che poiché il pluralismo alla Rai è sacro, se nello spot di un film si ravvisa una critica a una parte politica occorre subito bilanciare con il messaggio di un film di segno opposto. Raramente l’intelligenza di avvocati e dirigenti si era a tal punto prostituita al ridicolo pur di salvarsi la poltrona.
Forza Garimberti
Però, forse, non tutto è perduto. Abbiamo fatto un sogno. Incredulo anch’egli davanti a tanta bassezza il presidente (di garanzia) della Rai Paolo Garimberti sospende la sua consueta partita di tennis e dirama un comunicato di ferma riprovazione per il rifiuto dello spot di Videocracy. Proprio perché la Rai è un servizio pubblico, egli afferma, non può esercitare censure sulla promozione di film e altri spettacoli che non violino il codice penale o il codice etico dell’azienda. Meno che mai, aggiunge, se questo tipo di censura assume caratteri odiosi per un evidente tentativo di compiacere un qualsisi potente, fosse anche il presidente del Consiglio. Questo nel nostro sogno Garimberti, presidente di garanzia della Rai, afferma con linguaggio forte e con accenti di grande dignità, come del resto si addice al ruolo che ricopre. Tra un set e l’altro.
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Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, attacca nuovamente il quotidiano La Repubblica del gruppo Espresso, definendo il suo lavoro “giornalismo deviato”.
“Repubblica parla anche di servizi segreti deviati, ma a me pare che di deviato qui ci sia solo certo giornalismo”, ha detto Berlusconi, riferendosi agli articoli del quotidiano delle ultime settimane.
Il giornale romano guidato da Ezio Mauro è una delle voci più critiche del mondo dell’informazione italiana nei confronti del presidente del Consiglio e del governo e a maggio ha pubblicato una dichiarazione in cui la seconda moglie di Berlusconi chiede il divorzio e accusa il marito di frequentare minorenni.
Berlusconi è il principale azionista dei tre canali televisivi di Mediaset e del gruppo editoriale Mondadori. La sua famiglia controlla anche il quotidiano milanese Il Giornale.
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L’approvazione alla Camera del disegno di legge sulle intercettazioni sta mettendo in allarme magistrati, giornalisti e tutta (o quasi) l’opposizione. Diritto di Critica ha incontrato Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, per avere un commento sul ddl.
Onorevole Giulietti, da più parti arrivano critiche al ddl intercettazioni. Dove vuole arrivare il Governo italiano?
Quella che è stata approvata alla Camera non è un legge ad personam ma il primo passo verso la realizzazione di una Repubblica presidenziale, basata sulla figura carismatica del premier Silvio Berlusconi. E con l’unificazione della piattaforma del digitale terrestre per RAI e Mediaset, il controllo della struttura tecnologica, ancor prima delle nomine, diventerà totale. Ci sarà una vera e propria saldatura di interessi. C’è poi da sottolineare che per la prima volta giornalisti ed editori sono stati concordi nel condannare questo disegno di legge. È un caso più unico che raro nella storia dell’informazione italiana e per dare la tara dell’importanza dell’accordo, basta ricordare le forti contrapposizioni tra le due parti in merito al contratto giornalistico. La stessa Freedom House, inoltre, ha inserito il nostro Paese tra quelli a limitata libertà di stampa, proprio per la mancata risoluzione del conflitto di interessi e per il proposito – che sta divenendo un fatto compiuto – da parte del Governo italiano di approvare la legge sulle intercettazioni. Un’ulteriore condanna, infine, è venuta ancora dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti riunita a Varna.
Restando in Italia e in particolare tra i banchi dell’opposizione, ci sono stati diversi “franchi tiratori” che hanno votato a favore del ddl. Cosa è successo?
Prima di tutto bisogna specificare che la fiducia è stata messa perché questa legge sta provocando non pochi malumori in diversi esponenti dell’ex Alleanza Nazionale. A sinistra, invece, alcuni deputati probabilmente si sono voluti vendicare nei confronti dei magistrati per quanto hanno subìto in passato. Il loro voto dimostra come siano ben lontani dalla cultura liberaldemocratica che dovrebbe invece caratterizzarli.
Cosa manca alla sinistra italiana per essere un’opposizione credibile davanti agli elettori e magari anche proporsi come forza di governo?
Abbiamo bisogno di un vero partito riformista, sullo stile del primo Ulivo. Per quanto mi riguarda, non penso che si possa creare una sinistra mettendo muri al 4% come è successo per le Europee. Se guardiamo i numeri, ad oggi mancano in Parlamento le sinistre più radicali e tutti i prodiani che non si sentono rappresentati dal Pd e non votano: circa il 10% degli italiani. Il cosidetto partito dell’astensionismo, credo sia composto in prevalenza da elettori di centrosinistra. D’altronde è evidente che questo è il momento del populismo, sia da parte del Governo che dell’opposizione, ed ha un suo prezzo. A sinistra ci si è del tutto dimenticati di un modello politico e comunicativo che io reputo fondamentale, basato sull’alterità e sulla differenza rispetto all’avversario e che era proprio di Enrico Berlinguer. Se è vero che un giorno Silvio Berlusconi uscirà dalla scena politica italiana, infatti, il berlusconismo ha già permeato anche la sinsitra ed è da questo modo di ragionare che dobbiamo liberarci, attraverso un nuovo partito riformista capace di proporre idee nuove.
Torniamo al ddl intercettazioni. Il Governo dice che con questo ddl si garantirà la privacy dei cittadini.
Nulla di più falso. Per il semplice fatto che le informazioni adesso saranno il punto di partenza per possibili minacce poiché non saranno coperte da segreto ma non saranno neanche pubblicabili. A questo si aggiunga che crac come quello della Parmalat o lo scandalo della clinica Santa Rita di Milano, non potranno più essere messi a conoscenza dei cittadini. È importante notare poi l’assoluto silenzio delle autorità di Garanzia che dovrebbero vigilare sul mondo dell’informazione, nessuno alza la voce contro il provvedimento.
A detta del Governo restano però i reati di mafia, anche se molti dei reati che poi conducono ad individuare l’associazione mafiosa non saranno più intercettabili.
Esattamente. Questo ddl spunta le armi alla magistratura e rende tutti meno sicuri, la politica della sicurezza è ben lontana.
C’è poi la questione del web e del diritto di rettifica…
La scusa ufficiale è quella di perseguire reati on line ma l’impressione è che il Governo stia cercando di mettere le mani sulla libertà di informazione che viaggia sulla rete. Berlusconi teme la nascita di luoghi di comunicazione e aggregazione on line liberi ed esterni ai luoghi di potere. È lo stesso fenomeno che si è visto con la campagna elettorale di Obama quando migliaia di cittadini si incontravano in internet per discutere, sostenere e fare anch’essi informazione. Tutto questo fa paura all’attuale Governo italiano, perché non appena qualcosa diviene un fenomeno di massa, dev’essere controllato. Ed è lo stesso Berlusconi che dice agli industriali di non investire in chi non la pensa come lui. È lo stesso che ha fatto cacciare Enzo Biagi.
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Stavo cercando notizie su Rockmelt, il post-browser annunciato dall’inventore di Mosaic e Netscape, che promette entro fine anno di rappresentare una novità importante. Stavo cercando notizie e non ho potuto fare a meno di notare che il pezzo di Repubblica a firma di tal Giovanni Gagliardi, è una copia conforme ma più povera del pezzo del New York Times pubblicato il 13.
Sembra abbastanza evidente che Gagliardi si sia limitato a riportare quanto scritto dal quotidiano statunitense senza citare, verificare, indicare la fonte, insomma senza nulla di quanto obbligatorio fare per un buon giornalismo.
Se lavorare in un grande giornale vuol dire sempre più spesso andare a vedere cosa c’è di nuovo in giro e riprenderlo di corsa con la matita copiativa allora il grande giornale in questione proprio non ci serve. Abbiamo più volte evidenziato come Repubblica spesso copi di sana pianta la copertura latinoamericana del quotidiano spagnolo El País. Questo a sua volta la riprende (concorda, aggiusta) da fondazioni di destra o estrema destra statunitense o di uffici stampa di multinazionali, e i lettori di Repubblica si sorbiscono quest’olio esausto e torbido di notizie in genere false e tendenziose. In quanti altri campi La Repubblica (e non solo La Repubblica ovviamente) si limita a copincollare?
Il caso in questione tutto sommato appare veniale e fa parte della supinità del prestar spazio al marketing altrui preannunciando un prodotto che adesso tutti aspetteremo trepidanti. Ecco un passaggio da penna rossa:
“Abbiamo messo su una squadra veramente buona”, ha detto Andreessen in una intervista quest’estate, aggiungendo subito dopo, però, che è troppo presto per fornire altri dettagli. Ma di recente, il papà di Netscape ha lanciato una dura critica: “Non c’è stata alcuna innovazione nei browser web durante gli ultimi cinque anni”, ha detto, sottolineando come le funzioni principali per la navigazione, siano in pratica invariata dall’epoca del suo celebre motore.
Il passaggio è tra quelli copiati di sana pianta e a chi abbia concesso l’intervista Andreessen (sarebbe il minimo, poi un grande quotidiano poteva anche chiederla in proprio l’intervista ma tant’è), Gagliardi non lo sa perché non lo dice (sbagliando) neanche il New York Times. Vero Gagliardi che non sai a chi ha concesso l’intervista Andreessen?
Il piccolo caso in questione conferma una volta di più che le critiche che il giornalismo tradizionale muove a quello partecipativo (non muoversi, non verificare, non approfondire, essere mossi da un’agenda altrui…) sono in realtà sempre di più la cifra del giornalismo mainstream del XXI secolo. Altro che “Dilettanti 2.0”, il libello che ha fatto spellare le mani a Geminello Alvi de Il Giornale. Sono i “Giornalisti 2.0” quelli che stanno incatenati al desk e scrivono di tutto senza sapere e verificare nulla, anche nei grandi giornali. E che vi piaccia o no stiamo peggio tutti quanti.
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